Dormire nel casale
Camere con travi a vista, lenzuola di lino stese al sole e finestre che danno sui filari. La sveglia è il gallo, non il telefono.
Agriturismo
tra i filari
camere, cucina
e aria buona
Il podere non è un'isola: il pane, il miele e il vino arrivano da chi sta a un campo di distanza.
Siamo arrivati per due notti e siamo rimasti sei. I bambini non volevano più salire in macchina: le capre hanno vinto loro.
Ho impastato il pane alle sette di mattina con la nebbia sui filari. Non ricordavo che il silenzio facesse questo rumore.
A cena non esiste il menù: esiste quello che l'orto ha deciso. Mai mangiato così bene, mai parlato così tanto con degli sconosciuti.
Ci hanno salutato con una cassetta di verdura e la ricetta della giardiniera. Il navigatore diceva casa, tutto il resto diceva restate.
Si parcheggia sotto il noce e si molla tutto lì. Un bicchiere di benvenuto, il giro del podere, le chiavi della camera: ognuna porta il nome di un albero.
Colazione dalle sette alle dieci: torte della casa, uova del pollaio, caffè nella moka grande. Chi vuole passa dal frutteto e raccoglie la frutta del giorno.
Si mangia tutti insieme sotto il pergolato, quello che la stagione porta. Il vino è dei vicini, il pane è nostro e gli avanzi non esistono.
Falò in aia, stelle contate a voce alta, i grilli come sottofondo. Le luci del casale si spengono presto: qui il buio è ancora buio.